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Olio e tabernacoli

Olio e tabernacoli

Le città preindustriali erano buie. Pochi si azzardavano a circolare la notte. Uscivano la notte gli aristocratici, che illuminavano la strada con i fanali delle proprie carrozze; o i malfattori, che dal buio traevano la propria forza e che nel buio riuscivano a fuggire impuniti.
Le poche lampade esistenti erano alimentate dall'olio e producevano una luce fioca ed incostante. Ma pochi temerari che decidevano di uscire di notte vedevano il proprio cammino rischiarato anche dalle tremule fiammelle provenienti dai molti tabernacoli che punteggiavano le vie della città. In una celebre guida della città dell'inizio dell'800 si legge che la notte era un po' meno buia grazie ai "moltissimi lampadi che ardevano, come ancora si vede, davanti a devoti tabernacoli".
A Firenze come in tutta la Toscana, l'olio non mancava. I primi lampioni pubblici risalgono agli anni '80 del secolo XVIII; nel 1782 la visita dello zar Paolo I e dalla moglie offrì l'occasione per l'installazione di alcuni lampioni ad olio Che vennero tenuti accesi per sedici giorni consecutivi. Fu quello il primo esperimento di illuminazione pubblica, quando ancora il concetto di illuminazione pubblica non era giunto a maturazione.

Il servizio per questo tipo di illuminazione venne realmente strutturato più tardi da Giovanni Benedetto Luder, il quale fino al 1806, in epoca napoleonica dunque, aveva compiuto con successo alcuni esperimenti pubblici.
Quello che gli garantì definitivamente la fiducia dei governatori toscani venne effettuato tra lo Sdrucciolo dei Pitti e il ponte Santa Trinita; Luder nella circostanza fece brillare undici lampioni. Il favore cresciuto intorno alla novità gli permise di vincere la gara d'appalto effettuata nel 1809 e di impiantare la prima illuminazione pubblica della città l'anno successivo.
Il contratto stipulato con il Municipio fiorentino, l'atto di nascita dunque dell'illuminazione pubblica della capitale toscana, prevedeva l'installazione di ben cinquecento lampioni.
In seguito poi alla restaurazione granducale, fu Giuseppe Galletti ad ottenere la concessione del servizio di illuminazione ad olio per oltre vent'anni, dal 1820 al 1841, anno del suo fallimento. Al momento del passaggio di mano dell'appalto dell'illuminazione ad olio si contavano in città 537 lampioni.

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