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Il gas: una novità straordinaria

Il gas: una novità straordinaria

Via Maggio, settembre 1845: Leopoldo, alcuni dei suoi più alti dignitari, qualche scienziato toscano, tutti raccolti intorno ad un lampione non ad olio ma a gas, la grande novità che quella sera viene introdotta in città. Sgomento e stupore dovettero essere i sentimenti più diffusi in quel crocchio di uomini attratti dalla luce che permetteva di leggere la "Gazzetta di Firenze" ad una distanza di 7-8 metri.

Su un giornale del tempo venne riportata la cronaca di quell'indimenticabile serata: "La bianca luce e costante, che spandono le lanterne e l'assenza assoluta del temuto cattivo odore, sono le principali cagioni onde emerse la meraviglia e la soddisfazione generale del popolo, che per più sere si radunava affollato a godere di questo brillante e nuovo spettacolo".
Che dalla distillazione del carbone e della legna fosse possibile trarre un gas dotato di capacità luminosa, era noto fin dal XVII secolo. A lungo però non si pensò di sfruttarlo se non per dimostrazioni di laboratorio e per gonfiare i palloni aerostatici. Poi vennero illuminati alcuni opifici inglesi e per il gas si schiuse una nuova era. Ma in Italia il carbone non c'era e il gas illuminante faticò a trovare fissa dimora: fu per merito di capitali e di tecnici provenienti dall'estero che anche le nostre strade finalmente divennero più facilmente transitabili anche di notte. Le officine di distillazione nacquero un po' dovunque sulla penisola stimolate da un'esigenza vivissima di illuminare: il fascino del prestigio e il progresso scientifico costituivano un'attrazione invincibile.
Le città italiane stavano vivendo un momento cruciale del loro processo di trasformazione borghese: all'interno di tale processo l'illuminazione delle strade assumeva una valenza assolutamente fondamentale. A Firenze a tutto questo si aggiungeva la possibilità di valorizzare le bellezze artistiche ed architettoniche, di cui la città era ricca. L'inizio però non fu facile: la mole di investimenti necessari, il grado di complessità degli impianti, gli ostacoli nel reperire il know-how ed infine - ma non si trattava certo di un elemento meno rilevante - la dipendenza dalla Gran Bretagna per l'approvvigionamento del carbone pesarono sensibilmente sui bilanci dei primi imprenditori del gas. La qualità scadente e lo scarso potere luminoso del nuovo e maleodorante fluido prodotto nei gasometri dislocati negli stati preunitari uniti al timore di esplosioni ne limitarono la diffusione. A Firenze, come in molte altre città italiane, furono i francesi a domandare per primi il permesso di costruire un'officina per la produzione e la distribuzione di gas. La concessione venne dunque assegnata da un granduca lusingato dall'opportunità di non perdere terreno rispetto alle capitali europee più famose in quanto a prestigio. Fu così che per la prima volta anche alla gente comune venne permesso di conquistare la notte, prima avventura esclusiva dei ricchi poi, grazie all'illuminazione pubblica a gas, prerogativa allargata a tutti.
Nei primi mesi del 1839 dunque un gruppo di francesi-Cottin, Jumel e Montgolfìer Bodin che apparivano nel testo del contratto, appoggiati da Jean De Frigière de Bruì, Pierre Franquet e Charles Blanchet che invece rimanevano nell'ombra-si garantiva il monopolio dell'illuminazione a Firenze per vent'anni. Alla base dell'accordo stava la condizione che a nessun altro venisse concessa una simile opportunità; nel successivo contratto del 1854 il monopolio verrà definitivamente formalizzato e peserà come un macigno sulla storia dell'illuminazione pubblica fiorentina.
Quanto ottenuto dalla Lyonnaise comunque era perfettamente in linea con quello che stava accadendo dappertutto in Italia.

La questione dell'ubicazione del gasometro, immaginato fin dall'inizio non lontano dalla porta di San Frediano e dalla Fonderia del Pignone, che a lungo fornirà i lampioni e le lanterne per la città, condusse ad una trattativa interminabile. Alla fine la zona prescelta fu quella denominata la Sardigna, già deposito di immondizie, il che la dice lunga sul desiderio di tenere distante dalla città il centro di produzione del gas. La costruzione dell'officina fiorentina iniziò nel settembre del 1844, la primavera dell'anno successivo la compagnia francese compiva il primo esperimento di distribuzione del gas e pubblicava un regolamento e un orario di accensione.

Il 10 luglio 1845 finalmente francesi ed amministratori fiorentini sottoscrivevano un contratto caratterizzato dall'esclusività pretesa dai concessionari ed accordata dai paladini più fedeli del libero mercato, che in una tale circostanza evidentemente avevano ritenuto più conveniente derogare alle proprie convinzioni. L'area urbana illuminata coincideva con il cuore della vita amministrativa, di corte e commerciale della città. Le lanterne, "munite di cristalli, e corredate ciascuna di un sostegno orizzontale, o mensola di ferro", ricordavano molto i fanali delle carrozze. Nelle piazze più belle e più frequentate del centro cittadino furono eretti grandi lampioni in ghisa. Nel 1849 esistevano in città, dunque nella cerchia del centro, 338 lanterne, alcune permanenti e altre variabili, a seconda della durata di accensione. La soddisfazione fu tale che subito ovunque si reclamò l'installazione di un lampione; la luce a gas apparve nei negozi e nei locali più alla moda, i contratti si moltiplicarono, ma l'impegno economici iniziale dei promotori francesi non fu comunque ripagato anche per l'appesantimento dei bilanci dovuto alla perdurante elevatezza del costo di produzione del gas. L'aver sovradimensionato l'officina, sulla base di una previsione di consumo mai in realtà realizzato, costituì l'errore più marchiano dei francesi, convinti di arricchirsi più facilmente con un'utenza privata piuttosto che con quella pubblica. Così esauritasi l'euforia giunsero le prime delusioni; la società in difficoltà economica cominciò a distribuire un gas che più per la luminosità, affermavano i maligni, si distingueva per il cattivo odore.

Quando le perdite si resero intollerabili, già nel 1847, i francesi si fecero da parte, passando la mano ad un altro gruppo transalpino, la Société Civile Lyonnaise - nella quale per altro rimasero alcuni dei precedenti concessionari - che non appena arrivata alzò il prezzo del gas, scontrandosi subito con il Comune fiorentino guidato all'epoca da Bettino Ricasoli. Veniva inaugurata così una stagione di elevata conflittualità con l'amministrazione della città toscana, che non terminerà in pratica che con la definitiva partenza dei francesi.

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