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L'alluvione e la nuova illuminazione urbana: dall'Enel alla Branzanti di Ravenna

L'alluvione e la nuova illuminazione urbana: dall'Enel alla Branzanti di Ravenna

Fu dunque l'alluvione che impose una profonda ristrutturazione del servizio sotto ogni aspetto. L'inondazione patita da Firenze distrusse numerose cabine e stazioni elettriche e una parte della città rimase senza luce per diverse settimane. La distruzione della maggior parte degli impianti cittadini fu il motivo principale che spinse verso una decisione decisamente innovativa; ma certo anche la consapevolezza di una illuminazione inadeguata al prestigio e ai bisogni della città costituiva una ragione già di per se sufficiente a un mutamento di rotta.
La ricostruzione successiva all'alluvione si basò finalmente su criteri più precisi, vennero studiati progetti organici per l'illuminazione della città e furono applicati per la prima volta i dettami dell'illuminotecnica.

Si moltiplicarono le luci al sodio ad alta pressione di colore giallo, in grado di far risparmiare notevoli quantità di energia, introdotte per la prima volta nel 1965 poi diffuse su larga scala a partire dall'inizio degli anni '70. L'accensione delle lampade avveniva in questo periodo da una cabina ubicata in via Martelli presso il liceo Galileo. In seguito venne creata in Palazzo Vecchio una sala operativa dalla quale venivano effettuati l'accensione e lo spegnimento dei punti luce cittadini, esercitando un controllo continuo sul funzionamento della rete con la rilevazione immediata dei guasti.

Nel 1967 l'amministrazione comunale decise di assumersi la responsabilità del servizio, anche rispetto alla progettazione degli impianti. La manutenzione venne affidata prima alla SIETTE e poi all'impresa Branzanti di Ravenna, che prese in consegna gli impianti il 1° gennaio 1970. In pochi anni avvenne così un ribaltamento totale in virtù anche dell'impulso esercitato dall'Ufficio Illuminazione Pubblica del Comune di Firenze guidato dall'ing. Paolo D'Elia. Da una posizione caratterizzata da un grave ritardo in particolare da un punto di vista tecnologico, Firenze riuscì ad affiancare o addirittura a scavalcare relativamente al settore della illuminazione pubblica persino grandi città come Milano e Roma. La situazione comunque in breve tempo nel complesso migliorò nettamente, tanto da far sparire l'illuminazione pubblica dalla lista dei problemi cittadini più urgenti.
La nuova illuminazione pubblica fiorentina venne studiata anche in un'ottica che mettesse in rilievo la netta differenziazione fra centro e periferia. La necessità di far risaltare le bellezze artistiche poi guidò molte delle scelte attuate specialmente nel centro. Fra le tante quella di via Tornabuoni, inaugurata nel 1979, rappresenta un'illuminazione unica nel suo genere. I proiettori con lampade al sodio che danno luce agli edifici situati lungo una delle arterie più eleganti della città provocano un effetto completamente nuovo, illuminando contemporaneamente strada e facciate dei palazzi da sotto i cornicioni.
La città del turismo dunque si trovava a dover far convivere la tecnologia con l'arte e l'obbiettivo fu centrato consegnando alla luce artificiale il non facile compito di valorizzare alcuni dei luoghi più belli. Si spiega in tal modo il recupero dei disegni ottocenteschi per i lampioni e i candelabri, riproposti nella convinzione che il passato faccia sempre più parte dell'immagine della città.
Infine non bisogna dimenticare come un altro elemento ormai contribuisca in misura crescente all'illuminazione pubblica di Firenze: le luci delle vetrine dei negozi e delle insegne pubblicitarie, in particolare in alcuni momenti dell'anno o in qualche circostanza speciale fanno egualmente parte integrante ormai anche del patrimonio dell'illuminazione pubblica benché siano di origine evidentemente privata.

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