| Anche la seconda guerra mondiale,
e più della prima, costrinse l'intero paese ad un drastico
razionamento energetico e tutte le città si trovarono
di nuovo al buio. Uno sforzo enorme venne compiuto a Firenze
come nel resto del paese, all'indomani della liberazione per
ricostruire gli impianti distrutti dai bombardamenti. Mentre
invece mancò un piano organico per l'illuminazione cittadina,
che nessuna Giunta, dai tempi della prima coalizione guidata
da Fabiani fino all'alluvione, formulò compiutamente.
La luce artificiale illuminava la città senza rispettarne
le differenze morfologiche ed urbanistiche, in particolare quelle
fra il centro e le periferie che in questo periodo si espansero
notevolmente.
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Il periodo finì così per
essere caratterizzato da numerose polemiche: l'illuminazione
specialmente al di fuori del centro storico, era ritenuta dai
più scadente, e le minoranze che si succedettero in Consiglio
Comunale a Palazzo Vecchio non mancarono di far sentire le proprie
critiche. Sfogliando i giornali cittadini si rileva un forte
disagio avvertito dalla popolazione costretta a spostarsi nelle
ore di buio assai poco confortata dal soccorso delle luci pubbliche.
Ma se è lecito in effetti rilevare l'assenza di qualsiasi
volontà di conferire all'illuminazione un ruolo che travalicasse
a malapena le mere esigenze notturne, è anche vero che
effettivamente nel ventennio compreso fra la Liberazione e l'alluvione
molte nuove lampade vennero poste qua e là in città,
al di fuori si di un programma elaborato, ma certamente capaci
di togliere dalla completa oscurità zone e strade fino
a quel momento prive di illuminazione.
Finalmente nel 1955 venne
introdotto un primo lotto di lampade fluorescenti lungo i viali
Strozzi e Lavagnini; più tardi fecero la loro apparizione
anche i pali a frusta e le lampade a bulbo a vapori di mercurio,
dapprima introdotte nel sottopassaggio delle Cure e che conosceranno
una diffusione più convinta nell'ambito della ricostruzione
dopo l'alluvione.
All'inizio degli anni '60 cominciò ad imporsi anche a
Firenze una nuova sensibilità estetica nei riguardi della
presenza dei fili aerei, che si cercò di far sparire.
Scarsa influenza sull'illuminazione della città ebbe
invece nella stessa epoca la nascita dell'ENEL.
Sarà in realtà con l'immane tragedia del 1966
che l'illuminazione pubblica fiorentina vivrà la svolta
decisiva.
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