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Quando nel 1881
il direttore dell'officina fiorentina, il francese René
Louis Lalouette, firmava il nuovo contratto con il Comune, l'industria
del gas aveva ormai raggiunto la definitiva maturità.
La strategia attuata a quel punto dalle varie compagnie sparse
per tutta l'Italia prevedeva la distribuzione dei costi piuttosto
che l'espansione della quota di mercato. Lo sfruttamento intensivo
degli impianti esistenti che ne conseguì ad un grave
degrado della struttura produttiva e anche la Lyonnaise non
sfuggì a questa logica. Ciò nonostante un bilancio
a metà degli anni '80,
al momento cioè dell'apparizione sulla scena dell'energia
elettrica, induceva per il caso fiorentino alla soddisfazione:
il patrimonio costituito dai fanali pubblici era del tutto rispettabile
e quello delle condutture era in crescita decisa.
Quarant'anni durarono l'espansione dell'industria del gas e
i suoi formidabili guadagni. Poi a partire dai primi anni '80
una nuova forma di energia si propose come alternativa per l'illuminazione
pubblica delle città, imponendosi rapidamente.
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La concorrenza che si sviluppò fra
gas ed elettricità durò oltre vent'anni, ma il
vincitore si delineò fin dall'inizio della disputa, obbligando
il gas ad un declino nel settore dell'illuminazione e ad una
progressiva estensione di usi alternativi: "La luce elettrica
- affermava illusoriamente all'apparire dell'energia elettrica
Filippo Albanelli presidente dell'Italgas, la maggiore compagnia
produttrice e distributrice di gas il Italia - che già
nei suoi primordi ricorre al gaz per poter generare e spandere
la sua irradiazione luminosa, non è al Gaz che farà
la guerra ma bensì alle tenebre". La previsione
fu del tutto erronea, comunque non si trattò di una vittoria
facile: le società concessionarie del gas opposero in
tutta Italia un strenua resistenza, scegliendo la via dell'aperta
conflittualità giudiziaria contro le amministrazioni
municipali attratte dall'elettricità, ma nella maggior
parte delle circostanze condannate per esser venute meno a contratti
che legavano mani e piedi senza permettere loro nessun tipo
di cambiamento.
Anche nel ristretto microcosmo fiorentino il successo conseguito
dalla nuova industria fu netto e vistoso, ma estremamente sofferto
e, contrariamente a quanto era successo al momento dell'introduzione
del gas, sollecitò anche gli imprenditori locali. L'intensità
della luce delle prime lampade elettriche era manifestamente
superiore a quella del gas.
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Così la Giunta Comunale non tardò
a prendere in considerazione la possibilità di introdurre
in città l'illuminazione elettrica e a partire dal 1886
cominciò ad avventurarsi in un terreno del tutto sconosciuto.
La Lyonnaise da parte sua rispose proponendosi immediatamente
per occupare anche questo spazio. Nel frattempo giungevano in
Comune numerose domande di installazione di impianti di luce
elettrica sia dall'Italia sia dall'estero, contribuendo a far
maturare la convinzione in città che la trasformazione
dell'illuminazione pubblica fosse ormai necessaria. In particolare
un accorgimento incluso da uno dei pretendenti alla concessione
del servizio, poi imitato anche dagli altri, fu gradito dagli
amministratori fiorentini: l'illuminazione della nuova facciata
del Duomo, che insieme con il quinto centenario della nascita
di Donatello offrivano lo spunto per una iniziativa di grande
richiamo.
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Tutte le offerte vennero accolte in Comune
con grande entusiasmo e il Consiglio Comunale decise di accettare
l'offerta presentata dalla più importante società
elettrica italiana, la Edison. Lo spettacolo offerto dall'illuminazione
elettrica la sera del 12 maggio 1887 fu sicuramente emozionante:
" Un gran fascio di luce elettrica - si legge in un opuscolo
del tempo - partiva dall'angolo estremo del Ponte Vecchio, verso
il Lungarno Acciaioli, si gettava con vaghissimo effetto sul
palco reale, e si ribatteva sulle acque". E ancora: "Il
Palazzo Vecchio e il Duomo erano artisticamente illuminati a
trasparenza, e le eleganti e maestose line della Torre e della
Cupola spiccavano luminosamente sul fondo nero del cielo".
Illuminate elettricamente erano anche alcune delle vie più
rinomate della città e i fiorentini quella sera scoprirono
quanto la nuova luce fossemigliore di quella tremula ed incerta
del gas.
Il successo dell'iniziativa si tramutò presto in un vero
e proprio innamoramento, tanto che si formò un consistente
e attivo movimento d'opinione, sorretto anche dalle società
elettriche alla caccia di una piazza di rilievo come quella
di Firenze. L'incendio patito a causa del gas da teatro Principe
Umberto ne 1889 rese la spinta verso l'introduzione dell'elettricità
ancora più imponente, ma il contratto con la Lyonnaise
bloccava ogni decisione del Comune. Così nessuna delle
molte offerte venne accettata, ma il tenore dei rapporti con
la società francese peggiorò notevolmente. Se
la società francese non aveva mai goduto in città
di grande fama, con la fine degli anni '80 le sue quotazioni
precipitarono. Le si contrapponeva un coacervo di forze economiche
e sociali non legate a nessun partito politico, ma un movimento
spontaneo alimentato da un forte risentimento nei confronti
della protervia dei francesi.
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